Società Italiana di Dermatologia Allergologica Professionale e Ambientale

Patologie

Patologie cutanee da tessuti

Paolo Pigatto
Istituto di Scienze Dermatologiche Università degli Studi di Milano

Patologie cutanee da tessuti

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Patologie cutanee da tessuti | Testo

La cute ha un ruolo fondamentale nel proteggere l'organismo umano dall'ambiente esterno, tanto è vero che la vita non è possibile quando ampie aree del mantello cutaneo sono gravemente danneggiate, come si verifica ad esempio per i grandi ustionati. Questo ruolo globale di protezione si esplica in diverse modalità, che considerate singolarmente, costituiscono altrettante funzioni della cute. Le stesse funzioni protettive sono espletate dagli indumenti che da tempi remoti vengono utilizzati dall?uomo sovrapposti direttamente sulla cute durante la sua vita.
Il periodo nel quale gli uomini hanno cominciato a vestirsi intrecciando fibre vegetali ed animali, rimane ancora oggi sconosciuto. Per millenni gli uomini hanno utilizzato fibre naturali di tipo cellulosico e quindi di derivazione vegetale (cotone, canapa e lino) e di tipo proteico e pertanto di derivazione animale (lana e seta). Alla fine del secolo scorso i chimici sono stati in grado di copiare i polimeri naturali e di formare polimeri da sostanze chimiche semplici arrivando a sintetizzare ben 21 tipi di fibre differenti e in ogni modo ben distinte le une dalle altre (fibre artificiali). Le fibre artificiali vengono sintetizzate da polimeri sintetici lineari di condensazione (poliammidi, poliesteri, ecc) o d?addizione (acriliche). Questi polimeri formano ?la spina dorsale? della fibra costituita inoltre da numerosi prodotti chimici, che si formano durante il processo di polimerizzazione e da numerosissimi additivi chimici molti dei quali vengono aggiunti per conferire differenti caratteristiche ai singoli tessuti come idrorepellenza, ingualcibilità, resistenza alle fiamme e anti-staticità.
Le singole fibre presentano caratteristiche di superficie notevolmente differenti. Il nylon e le fibre in poliestere sono lisce mentre il rayon, il cotone e il poliestere trattato con agenti alcalini presentano superfici irregolari. Alcune fibre sono conosciute per la loro morbidezza (Cashmere) mentre altre sono grossolane e ruvide come la lana grezza e la fibra di vetro. Le medesime fibre prodotte dallo stesso gruppo industriale possono variare per qualità fisica e a maggior ragione fibre dello stesso tipo ma provenienti da diversi produttori possono variare per la presenza maggiore o minore d?additivi e di sostanze chimiche. Molti indumenti sono confezionati partendo da pezze di tessuto colorate o stampate e di conseguenza trattate con varie sostanze chimiche. Tutti questi procedimenti vengono definiti genericamente col nome di finissaggio.
Gli indumenti devono sovrapporsi in modo armonico al mantello cutaneo aiutando le varie attività fisiologiche della cute, agendo in modo complementare: per essere buono un tessuto deve proteggere senza modificare in modo negativo la qualità del rapporto cute-ambiente esterno. Attraverso il contatto diretto con la pelle, i tessuti possono prevenire alcune patologie (cosiddette ?fibre intelligenti? ad es. per prevenire danni da agenti esterni), migliorare patologie esistenti (tessuti elastocompressivi per le patologie venose). Ma a volte sono in grado di provocare patologie della cute. Dal punto di vista clinico le dermatiti causate da contatto con indumenti possono variare per aspetto e/o localizzazione. Generalmente il quadro clinico delle dermatiti da prodotti tessili è rappresentato dalla dermatite allergica da contatto (DAC), ma nella letteratura sono state descritte diverse varianti cliniche come risulta dalla Tab. 1.

Tab. 1 DERMATITI DA TESSUTI
? Dermatite da contatto allergica
? Dermatite da contatto irritante
? Orticaria da contatto
? Dermatite da contatto come eritema multiforme
? Dermatite da contatto tipo purpurica
? Dermatite da contatto tipo pigmentaria
? Dermatite da contatto tipo pustolare
? Eritrodermia
? Dermatite da contatto come lichen amiloidosico
? Dermatite fototossica da tessuti
? Miliaria
? Follicolite
? Orticaria da pressione
? Dermatite atopica

Le zone dove gli abiti sono più a stretto contatto con la pelle sono le più esposte al rischio di sviluppare una DAC. In genere è localizzata nelle regioni non protette dagli indumenti intimi ed è particolarmente presente alle ascelle (con il risparmio del cavo), al collo, alla fossa antecubitale, al cavo popliteo, al torace ed al tronco. Quando la dermatite è causata dalle calze, le regioni posteriore ed interna delle cosce, la fossa poplitea degli arti inferiori ed il dorso dei piedi sono le più interessate. Sono frequentemente in causa le calze da donna mentre i calzini difficilmente inducono allergia nei maschi. Al secondo posto si segnala una discreta frequenza di allergia alla colorazione della lingerie mentre i costumi da bagno come tali sono molto raramente causa di dermatiti da indumenti intimi. Sono suggestivi per una DAC da indumenti sia l?interessamento di aree non protette dalla biancheria intima, che aree a contatto con parti di biancheria intima colorata, aree a contatto con fodere, aree di maggior sudorazione e aree di maggior attrito. La reale incidenza di questa patologia è poco conosciuta; i dati attualmente disponibili suggeriscono che sia più comune di quanto precedentemente si credeva colpendo una parte della popolazione femminile tra i 24 e 54 anni. In un?indagine epidemiologica GIRDCA sulle dermatiti da contatto in Italia (1994-1998) Lisi P et al. descrivono la dermatite da tessuti come una delle principali tra quelle extraprofessionali (Fig. 1).
L?incidenza dell?8% delle DAC extraprofessionali non è aumentata negli ultimi anni, nonostante il notevole uso di tessuti provenienti dall?area extra UE e da paesi dove non esiste una normativa sul controllo delle sostanze immesse nel ciclo produttivo e dove le tecnologie utilizzate sono vetuste e non in grado di mantenere l?adesività alle fibre delle sostanze chimiche impiegate.
Molti consumatori dichiarano problemi cutanei vari dopo il contatto con alcuni indumenti asserendo di essere allergici: in realtà presentano semplicemente solo irritazione. L?evento negativo più frequente prodotto da un tessuto è rappresentato dalla sensazione di sconforto che inducono calore, scarsa circolazione d?aria all?interno del vestito ed eccessiva sudorazione.

Fig. 1. PRODOTTI IN CAUSA NELLA DC EXTRAPROFESSIONALE (vedi immagine riportata sopra).

Le singole fibre determinano specifici e differenti quadri clinici:
1) La lana causa irritazione acuta e cronica, aggrava la dermatite atopica e induce DAC e orticaria da contatto.
2) La seta è in grado di aggravare una dermatite atopica e raramente induce orticaria da contatto. Non sono invece mai state notate reazioni allergiche da contatto e neppure reazioni irritative.
3) Il Nylon può causare DAC e orticaria da contatto.
4) Le fibre di vetro non vengono usate per vestiti normali ma gli indumenti possono essere occasionalmente contaminati dal lavaggio degli indumenti in macchine lavatrici che hanno lavato altri tessuti (es. tende).
5) Lo Spandex è utilizzato soprattutto nei reggiseni e lingerie e determina soltanto DAC.
6) La gomma è contenuta in numerosi prodotti e per questo motivo costituisce una causa molto frequente d?allergia.
Di tutte le fibre disponibili per l?uso nel tessile, solo 2 naturali e 4 prodotte sinteticamente sono responsabili di problemi dermatologici.
Le manifestazioni dermatologiche causate da contatto con gli indumenti sono generalmente attribuite a sostanze chimiche e coloranti che vengono aggiunti alle fibre tessili durante la loro manifattura e assemblaggio in indumenti. In particolare, gli agenti responsabili sono rappresentati da prodotti per le tinture e per il finissaggio, i metalli, la gomma e le colle. Occasionalmente anche gli sbiancanti ottici, i biocidi, i materiali ignifughi ed altre sostanze chimiche aggiunte sono responsabili dell?insorgenza del quadro clinico cutaneo. I coloranti sono le sostanze chimiche più usate e possono essere classificate in acidi, diretti, reattivi, dispersi: vengono legati al mordente per diffondere più facilmente tra le fibre. Dal punto di vista della classe chimica il 40% dei coloranti tessili sono azoici ma non tutti sono altamente allergizzanti. Tra questi coloranti quelli che più facilmente determinano sensibilizzazioni appartengono al gruppo dei dispersi: questi formano legami stabili con le fibre naturali mentre si legano meno stabilmente con le fibre sintetiche. Sono composti liposolubili e per questa caratteristica penetrano bene attraverso la cute.
I dati informativi riportano la loro prevalenza di sensibilizzazione tra 3,1% e 5,2%. In particolare, i coloranti blu dispersi sono stati selezionati nel 2000 come ?allergeni da contatto dell?anno?.
La diagnosi di allergia ai coloranti dispersi è però difficile perché le sostanze impiegate dall?industria sono numerose e perché è difficile trovare un vero colorante marker.
In passato si riteneva che la p-fenilendiamina (PFD) fosse una spia attendibile della sensibilizzazione a coloranti in genere e a quelli azoici in modo particolare ma questo dato non e stato più confermato. Altro gruppo responsabile di allergie agli indumenti sono le resine, usate per dare certe proprietà specifiche ai tessuti come sofficità, resistenza ai colori, etc. L?incidenza di sensibilizzazione alle resine nella popolazione generale è poco accertata anche se potrebbe essere più alta di quella rilevata.
Come mordente il più impiegato è il bicromato di potassio e con analoga funzione vengono impiegati coloranti metallo complessi che contengono cobalto o nichel all?interno della molecola.
Gli strumenti a nostra disposizione per una appropriata diagnosi di una sospetta DAC con indumenti sono: anamnesi e valutazione della clinica e delle localizzazioni, patch test, esame merceologico e metodiche analitiche. L?esecuzione del patch test è lo strumento fondamentale per la conferma della diagnosi e per la individuazione delle sostanze responsabili. I patch test possono essere effettuati con serie standard, serie addizionali, miscele di coloranti o indumenti sospettati. L?esame merceologico inizia dall?esame dell?etichetta del capo incriminato che può fornire utili indicazioni mentre le metodiche analitiche possono essere utili per verificare la presenza dei prodotti chimici presenti.
Nel 2004 è iniziata una campagna per la creazione di un registro delle allergie cutanee da tessuti attraverso una banca di informazioni clinico allergologiche per la conoscenza statistica del comportamento del consumatore in tema di risk perception, la qualificazione e formazione degli operatori delle associazioni di consumatori, anche in vista delle novità comunitarie e disponibilità di informazioni qualificate per la generalità dei consumatori. La speranza e? che questa messa a punto dello stato dell?arte dermato-allergologico in relazione al problema dei tessuti possa dare impeto alla ricerca sulle cause, sulla diagnosi e soprattutto sulla prevenzione della intolleranza ai tessuti un fenomeno fortunatamente raro che pero non trova conforto nella scarsa educazione della classe medica e soprattutto dermatologica.